Fumo negli occhi …

Leggo oggi su La Stampa che con una Delibera dell’11/9 il ha ridefinito le regole per il linguaggio istituzionale della PA per eliminare qualsiasi forma di discriminazione di genere.
Sarò sincera, la prima reazione è stata ‘ma chissenefrega‘, la seconda di provare ad approfondire, la terza … la trovate al fondo.

Cliccando qua e là ho scoperto

  • che il processo è stato lungo (iniziato con la giusta ) e non è quindi tutta farina del sacco .
  • che ci sono dal 2012 Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo redatte dall’Accademia della Crusca
  • che già nel 2007 la Direttiva Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche aveva invitato ad usare in tutti i documenti di un linguaggio non discriminante e ad avviare percorsi formativi sulla cultura di genere.

Non ritengo che l’uso di avvocato o di ministro riferito ad una donna sia uno svilimento del ruolo della stessa donna che ricopre determinate cariche.

L’indicazione di Ministro, o magistrato ecc., rappresenta -dal mio punto di vista- l’indicazione di una “funzione“; che quella funzione sia ricoperta da un uomo o da una donna non cambia alcunché.

Anzi, non vedo perchè si debba distinguere se un ingegnere sia uomo o donna, è un professionista e questo mi basta, il voler distinguere a tutti i costi a volte denota insicurezza.

La terza reazione …
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non è stata ‘ma ci sono cose più importanti’, quello che ho pensato è che manchi la volontà o, peggio, la capacità per ‘le cose più importanti’, la volontà di affrontare i temi più difficili e le promesse elettorali al momento mancate e che delibere come questa servano solo a gettare un po’ di fumo negli occhi.

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Autore dell'articolo: Monica Montevecchi

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