Un’amministrazione allo sbando (in monopattino)

Tre anni di amministrazione della città di finite in un monopattino. Non c’è bisogno di scomodare il celebre autore francese Ionesco e il suo teatro dell’assurdo per raccontare quello che sta succedendo nella nostra città, le cronache di questi giorni sui giornali superano di gran lunga l’immaginazione. Da anni l’amministrazione comunale della prima città dell’auto italiana ha intrapreso una sua personale campagna proprio contro le auto e i suoi utilizzatori, ha deciso di impedirne e rallentarne il più possibile la circolazione, ha triplicato il costo delle strisce blu, ha speso per un progetto di Ztl allargata, ha costruito piste ciclabili ovunque come se fosse sufficiente per costringere i torinesi a fare meno dell’auto, senza minimamente preoccuparsi e domandarsi il perché i cittadini la utilizzino.

Sulla scia del politicamente corretto nazionale e internazionale la nostra amministrazione ha inaugurato, con una buona dose di campagna mediatica su giornali e social, il servizio di noleggio dei monopattini elettrici a Torino, ovviamente con immancabile giro a favore di telecamere del . Tutti i cittadini sono stati bombardati dai messaggi in cui venivano invitati, per salvare il pianeta, all’utilizzo della nuova mobilità alternativa. Qualcuno facendosi convincere ha deciso di abbandonare l’auto o forse solo affiancarla da un nuovo monopattino e iniziare a utilizzarlo per gli spostamenti in città, peccato che alla prima uscita si sia immediatamente visto bloccare da un vigile urbano che, in strada con obiettivo di rimpinguare le esigue casse comunali su mandato proprio dell’amministrazione, ha immediatamente provveduto a staccare un verbale di oltre 1.000 (mille!!) euro ai poveri malcapitati che non solo non sono riusciti a diminuire l’inquinamento ma hanno anche dovuto pagare a caro prezzo l’essersi fidati. Immediatamente l’ “competente”, caduta dalle nuvole, non ha trovato di meglio da fare che accusare di incompetenza il capo dei vigili urbani il quale, a sua volta, ha accusato l’amministrazione di non aver regolamentato l’uso dando il via al solito scaricabarile mezzo stampa. Improvvisazione, incompetenza, ricerca ossessiva di visibilità, assenza di un progetto a medio/lungo termine, “annuncite”.

L’affaire monopattino oltre a un certo sconcerto e un po’ di ilarità (certo non per chi si è visto multare) rappresenta plasticamente l’azione di questa maggioranza. Il desiderio compulsivo di “fare qualcosa” purché se ne parli, spesso e volentieri porta a strafalcioni di questo tipo: droni, guida autonoma, carta di identità elettronica e tutte le altre nuove iniziative sono servite solamente a distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi della città che in questi anni non sono stati per nulla risolti e, anzi, sono in alcuni casi peggiorati. Purtroppo per Torino, l’attuale classe dirigente è impegnata a seguire politicamente la strada segnata dall’ideologia, sia essa verde, sinistrorsa, antisistema o contro ogni iniziativa privata.

Siamo la città dove un commerciante viene multato per aver stampato il nome del proprio negozio su uno zerbino e contemporaneamente gruppi di persone occupano per anni un bene pubblico a loro uso e consumo senza che nessuno si sogni di firmare uno sgombero immediato. Siamo la città con uno dei parchi più belli d’Europa che si sta trasformando in un luogo insicuro, inagibile con il calar del sole e abbandonato a sé stesso, nel nome di una presunta che vale evidentemente solo in alcune zone della città e per determinati soggetti. Siamo la città dei a tutto quello che sa di progresso e di sviluppo, con amministratori politicamente incompetenti in balia della burocrazia, talmente terrorizzati dalle conseguenze di quello che fanno che preferiscono l’immobilismo. Siamo la città dove tutte le cose che nascono subito dopo si trasferiscono con successo a Milano!

Da tempo diciamo che Torino deve necessariamente riconquistare quel ruolo di città guida che ha sempre avuto nella storia, lo si potrà fare con un progetto politico di sviluppo coraggioso che abbia come orizzonte temporale almeno dieci anni, che non sia un ritorno al passato e che non abbia la ricerca del consenso a breve come unico obiettivo, per far questo occorrono idee messe in pratica con competenza e capacità politica.

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Autore dell'articolo: Guglielmo Del Pero

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