Dal “cambiamento” alla “continuità”

Cambiamento è la parola che ha accompagnato tutta la campagna elettorale dell’attuale di e che su alcuni temi ci ha trovato perfettamente d’accordo come . Facile intuire che proprio questo desiderio di rinnovare una classe ormai totalmente autoreferenziale da un ventennio, è stato parte della spinta propulsiva che ha portato Chiara Appendino a vincere largamente le amministrative. Ebbene, dopo quasi 200 giorni di amministrazione, pensiamo si possa dire che il cambiamento promesso sia immediatamente stato sostituito dalla pressoché totale continuità, e per certi versi addirittura passi indietro, rispetto alla giunta precedente e quel “” che tanto si criticava e si era promesso di smantellare!

Esempi: Torino non ha un assessore alla sicurezza a tempo pieno, e proprio su queste colonne Claudio Bertolotti ha ben spiegato quale sia il rischio relativo a tale omissione in questo particolare periodo storico; nulla è cambiato nelle periferie tanto coccolate nei mesi precedenti le elezioni; la promessa ad oggi è stata di fatto applicata solamente in una campagna contro la sosta selvaggia, ignorando contemporaneamente i noti spazi cittadini di totale assenza dello Stato, vedasi vicenda ex Moi; le tanto sbandierate “ e meritocrazia” che avrebbero dovuto essere alla base di tutte le nomine pubbliche, hanno lasciato spazio al solito metodo nebuloso, come accaduto per le nomine in Compagnia San Paolo e Amiat. Anche sui punti più, per così dire, originali e caratterizzanti del , vale identico discorso: nonostante le vivaci prese di posizione in campagna elettorale contro nuovi centri commerciali in città, sono stati tutti confermati i progetti della giunta precedente con la scusante dell’“ormai è troppo tardi….”.

Onestà avrebbe voluto che già in campagna elettorale lo si fosse riconosciuto, unitamente alla circostanza che gli oneri derivanti dalle concessioni sono utili e determinanti per coprire il rosso delle casse comunali, spaventosa eredità delle precedenti amministrazioni. Anche il maldestro tentativo iniziale di far fronte al disavanzo sfruttando al massimo i dividendi derivanti al Comune dalla Smat, non depone a favore delle capacità e intendimenti della Giunta Appendino che si è vista sonoramente bocciare in toto la richiesta dall’assemblea della società. Se la perdita del Salone del Libro non si può imputare, se non in minima parte, all’attuale amministrazione, bisogna dire che la confusione sulle autorizzazioni dei mercatini di Natale dimostra una scarsissima preparazione della giunta: impreparazione che spicca clamorosamente anche dallo “ conti Gtt” con un bilancio approvato “con riserva” (solo il M5S sa cosa diamine significhi, come efficacemente ha fatto notare il consigliere di opposizione Morano) senza accorgersi, o meglio trascurando, i disallineamenti contabili presenti. La notizia positiva è che 18 milioni di euro sono in arrivo per la riqualificazione delle periferie, ci auguriamo che questi soldi vengano ben spesi e soprattutto che siano messi a disposizione dei cittadini i rendiconti degli interventi che verranno fatti. Un’opposizione, da parte del , che definire morbida è un eufemismo; l’allineamento all’establishment torinese non disturbato nelle sue annose rendite di posizione; il sostegno a tratti fideistico degli attivisti, e soprattutto la forza mediatica della malagestione romana, stanno di fatto agevolando la maggioranza pentastellata che sta amministrando Torino: per quel che ci riguarda continueremo a dire la nostra pronti ad appoggiare tutti quei provvedimenti che riteniamo giusti senza pregiudiziali di appartenenza ma non faremo sconto alcuno nel denunciare e contrastare la malagestione e l’insipienza della Giunta Appendino.

*Guglielmo Del Pero, SiAmo Torino

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Autore dell'articolo: Guglielmo Del Pero

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