L’europa, le BR e Torino

Fermezza, e integrazione. 

Una proposta di @ per unire nella : la #SicurezzaPartecipata 


Mandiamoli via! Costruiamo un muro! Andiamo in guerra!

Le urla e le invettive dopo l’attacco vigliacco avvenuto in Francia hanno via via assunto toni sempre più enfatici e sempre meno riflessivi.
Molti uomini politici si sono lasciati prendere dalla foga, hanno provato a cavalcare l’onda dell’indignazione e hanno lanciato proclami bellici ed enfatici.
L’Europa, annicchilita dalla sorpresa e dal dolore, non ha saputo ad oggi scegliere la strada da seguire.
Abituata da anni a seguire e ad appoggiare in modo più o meno prono le scelte americane, oggi che Washington dimostra di non essere interessata alle questioni di sicurezza nel Mediterraneo – scaricando sull’Europa il peso di una catastrofe umanitaria e i rischi di un nuovo e dilagante terrorismo -, la nostra Unione svela una volta di più la propria debolezza intrinseca, la mancanza non solo di leadership ma soprattutto di una coerenza di fondo necessaria per trovare soluzioni nei momenti difficili.
Manca ancora una volta una strategia, una visione d’insieme che possa dare tranquillità ai popoli che la compongono e uno sbocco alla crisi che la attanaglia.
Con una analisi interessante, il professor Oliver Roy prova una riflessione più ponderata sui giovani che, sacrificandosi da martiri, sono riusciti in un colpo solo a togliere sicurezze ad un continente intero.
Leggendolo, ho trovato molti punti di contatto con un’altra epoca sciagurata, in cui altri giovani si immolavano per un ideale violento.
Erano anni in cui un giovane poteva morire al centro di una strada per la sola colpa di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato.

 Angelo Azzurro 

Anni in cui altri giovani morivano in scontri armati con “le forza di sistema” . 

Mara Cagol

Anni in cui morivano persone colpevoli di non essere rivoluzionarie.

Guido Rossa

Il punto di partenza era simile a quanto messo in evidenza da Roy: la ribellione era generazionale, era rifiutare il “confronto democratico” scelto dai padri e preferire la purezza della “lotta armata”.
Come oggi, anche allora ci furono mille ambiguità e mille fiancheggiatori, oltre ai soliti cattivi maestri che “non potendo più dare cattivo esempio, danno cattivi consigli”.

Toni Negri

Come si arrivò a sconfiggere le Brigate Rosse? Come si riuscì a tornare ad una più pacifica lotta fatta di confronto e non di spari?
Può quell’esperienza essere utile oggi ?
Io credo di sì.
Mi vengono in mente tre punti in particolare:
 la cultura della violenza non fece breccia nel operaio e proletario. E anche oggi conviene ricordare che la stragrande maggioranza dei musulmani non appoggia il terrorismo.
– la risposta dello Stato (quando finalmente lo volle), fu decisa e senza dubbi: al generale Dalla Chiesa vennero dati i mezzi, le norme e soprattutto il sostegno politico per controbattere con efficacia il fenomeno.
– la società civile isolò i cattivi maestri e contrappose i buoni esempi. A partire dalla radicale Aglietta che con coraggio ed orgoglio si presentò come giudice popolare al primo processo contro le BR.

Adelaide Aglietta

Proviamo a tradurre nella situazione attuale le stesse impostazioni:
– la cultura della violenza non deve vincere. E non si combatte chi vuole limitare la libertà limitando le libertà. E’ necessario fare in modo che chi si professa contro il terrorismo sia aiutato a far sentire la propria voce e non sia confuso con i violenti in nome di una religione.

Not In My Name

– la risposta europea deve essere senza ambiguità sia per dare un segnale alle popolazioni di ferma sicurezza sia per far capire a chi da queste situazioni vuole carpire piccoli vantaggi che non sarà più tollerato. 
Un esempio tanto banale quanto significativo: la legalità è anche non permettere più scempi come il suk metropolitano di Torino.

Suk

– La società civile deve impegnarsi per integrare. E per farlo deve utilizzare le armi della cultura e della conoscenza.

SiAmoTorino, ad esempio, già da tempo è impegnata nel (ri)creare il clima di  che è la base per ogni convivenza.
E ha fatto alcune  concrete.
Una per tutte: la #SicurezzaPartecipata, vale a dire la costituzione di gruppi di cittadini di diverse estrazioni, sociali, culturali ed etniche (gli #OccupantiCivili).
Il loro unico compito è quello di mostrare la coesione sociale l’ pacifica del territorio: volontarie passeggiate di gruppo in grado di rendere tangibile l’unione dei cittadini.
Ed è incredibile come una semplice proposta come questa faccia (ri)scoprire la voglia di confrontarsi e la forza delle somiglianze nelle differenze.
Lingue diverse, culture diverse, storie diverse; tutte accomunate dalla volontà di una vita insieme nella pace e nella sicurezza.
La dimostrazione che, se si vuole, si può. E che un’altro mondo è possibile sì, ma senza buttare via quello in cui tutti noi vogliamo vivere.

@SiAmoTorino: aspettiamo anche te.

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Autore dell'articolo: Andrea Peinetti

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